IPAZIA

IPAZIA, LA GRANDE FILOSOFA NEOPLATONICA DEL V SEC. D.C.

Approfondimento a cura di Andrea Rocchi C. di http://www.talentonellastoria.com/


Parlare di Ipazia è diventato difficile ultimamente in quanto troppo spesso questo argomento si evolve dalla Storia per assumere significati politico-religiosi che vanno oltre l'esistenza stessa di questa grandissima personalità dell'antichità. La quale, a dirla tutta, se ne stava abbastanza sopita nella memoria dei posteri fino al risveglio delle coscienze avvenuto in seguito all'uscita nelle sale del film "Ipazia" dello spagnolo Alejandro Amenàbar nel 2009, un film  di indubbio fascino e valore che ha fatto riflettere sul tremendo periodo storico di passaggio o di rottura, rappresentato dal V secolo d.C. Giustamente dal 2009 anche la letteratura ha cavalcato trionfante l'argomento "Ipazia" e di volumi carini ne sono usciti a iosa ma migliori sono quelli antecedenti... vorrei però in questo articolo evitare di ridurre la filosofa ad un mero strumento di guerra dialettale tra religiosi ed anti religiosi o tra religiosi di diversi credi in quanto in tal modo, a mio avviso, si svaluta in primis proprio Ipazia con tutto il periodo storico che si porta dietro. Sono persino poco propenso alla definizione di Ipazia quale martire del paganesimo morta in nome della scienza e della libertà di pensiero (anche Socrate lo è a questo punto), mi disturba sentire parlare di fondamentalismo cristiano rapportato al V secolo d.C. (lo ritengo antistorico), dunque  mi limiterò semplicemente a narrare la storia per quello che è stata, poi ognuno è libero di farsi la sua idea. Ipazia non dovrebbe in alcun caso essere estrapolata dal periodo storico di profonda rivoluzione sociale e culturale in cui è vissuta, non dovrebbe essere intinta di significati che non le appartengono, soprattutto rapportando la sua esistenza ai giorni nostri... se proprio vogliamo parlare di vittime, sarebbe più corretto considerare Ipazia come una vittima della Storia. (Nell'immagine, ritratto di Ipazia datato 1908)

Ipazia muore ad Alessandria d'Egitto nel 415 d.C. mentre cinque anni dopo, non si sa precisamente dove, nel 420 nasce Giulio Valerio Maggioriano, futuro imperatore romano. Cosa unisce questi due personaggi? Precisamente la crisi del V secolo, che non voglio ridurre semplicemente al collasso dell'Impero Romano d'Occidente per ragioni economiche e militari e alle tanto decantate invasioni barbariche; la crisi del V secolo, iniziata nel III,  rappresenta certamente un periodo di profondo passaggio, in cui avvenne un'insanabile rottura con il mondo degli antichi, uno stravolgimento degli usi e dei costumi, della mentalità, della società stessa. Certo, i contadini sono pochi, le terre incolte, il latifondismo ha ucciso la piccola proprietà, i prezzi sono alti, gli italici se ne fregano di arruolarsi, gli eserciti dell'Urbe sono un'accozzaglia di stranieri, l'impero è diviso in due, i regnanti occidentali hanno l'abitudine di usurpare il trono e morire poi ammazzati, al di là dei confini nuovi popoli sono in cerca di identità territoriale. Roma non è più il centro del mondo, anzi appare una città logora e fatiscente, con gli antichi monumenti abbandonati nell'incuria, i templi distrutti e spogliati, frotte di nullatenenti ed accattoni, vecchi e nuovi senatori chiusi in ville fortificate in provincia con masnade di guardie private. Oltre questa generale debacle, soprattutto all'interno dell'Impero d'Occidente era in essere un cambiamento sotto traccia in cui di fatto l'autorità religiosa rappresentata dal Papa e dai vescovi tendeva a sostituirsi gradualmente all'autorità rappresentata dal debole potere centrale dello stato. Le funzioni dei vescovi nell'impero cristianizzato si espansero per colmare i vuoti lasciati dalla vecchia struttura amministrativa romana e si creò conseguentemente una notevole confusione di autorità nella gestione dei poteri. Non per nulla, se fossimo stati un contadino dell'epoca in Gallia, dunque in una delle province più romanizzate dell'impero, e volessimo giustizia per due polli rubati, non ci saremmo recati dal prefetto ma dal vescovo o dal prelato di quella determinata regione. L'imperatore Teodosio, ultimo a regnare su un impero unificato dal 379 al 395, rese il Cristianesimo religione di stato, riconobbe il primato di Roma ed Alessandria in materia di teologia, con i suoi decreti bandì il paganesimo a fronte di pene terribili, ed entrò suo malgrado nelle vicende di Ipazia.  Da allora l'Occidente romano andrà verso il baratro mentre l'Oriente sfruttando anche un migliore equilibrio tra Stato e Chiesa in un periodo fervido di concili e dottrine e contando su risorse economiche maggiori, riuscirà a sopravvivere e proliferare per secoli ancora.

Alessandria d'Egitto, centro urbano facente parte dell'Impero Romano d'Oriente, fu investita come un ciclone dai decreti teodosiani nel 392, in un contesto in cui il vescovo Teofilo la faceva da padrone, li dove il culto pagano degli antichi era ancora vivo e vegeto negli ellenisti dediti, in gran numero, alla divinità sincretica Giove Serapide e all'antica dea Iside. Come se non bastasse, Alessandria brillava per il cosmopolitismo e contava una comunità ebrea tra le più numerose e commercialmente attive dell'oriente romano. I contrasti religiosi tra pagani e cristiani, sfociati in violenti scontri, fecero si che il Serapeo, con tutta la sua biblioteca, fu abbandonato e distrutto con il beneplacido di Teodosio. Ipazia, grande pensatrice neoplatonica, astronoma e matematica, figlia del matematico Teone, a capo della Scuola di Alessandria, aveva l'abitudine di diffondere il suo sapere ai quattro venti in quell'ideale di assoluta divulgazione della cultura che apprezzo oltremodo. Il filosofo Damascio narra che Ipazia, di natura più nobile del padre, se ne andasse per Alessandria a spiegare pubblicamente a chi volesse ascoltarla le teorie platoniche o di Aristotele o di chiunque altro filosofo le si chiedesse. La fama di Ipazia, in quel di Alessandria, era salita a livelli vertiginosi, tanto che come ci racconta Socrate Scolastico, la stessa accedeva spesso al consiglio dei capi cittadini, dispensava consigli e non solo in campo filosofico ma anche politico ed amministrativo. La situazione precipitò con l'avvento di due nuovi personaggi sulla scena, da un lato Oreste, prefetto romano, cristiano, per nulla disponibile a vedere annullate o diminuite le sue prerogative di comando a favore di altre realtà, dall'altro Cirillo, vescovo succeduto nel 412 a Teofilo, passato a miglior vita. Grazie all'appoggio incondizionato di Costantinopoli al patriarcato d'Alessandria (l'imperatore Teodosio II e la sorella Pulcheria erano due ferventi cristiani), Cirillo iniziò con Oreste una guerra fredda per assumere il pieno controllo della "cosa pubblica". La cattura da parte di Oreste del maestro cristiano Ierace, accusato dalla comunità ebrea di portare scompiglio e seminare discordie, provocò scontri tra le due comunità e terminò con la dura reazione di Cirillo, che in barba al potere del prefetto, cacciò tutti gli ebrei da Alessandria confiscando beni ed averi con gran numero di morti e feriti. Il vescovo disponeva di una vera e propria milizia armata costituita dai monaci parabolani i quali attentarono anche alla vita dello stesso Oreste. In questo clima, come poteva essere sopportata dal vescovo la buona Ipazia che si incontrava spesso con il prefetto e che metteva bocca in faccende che non la riguardavano (fonte, Socrate Scolastico)? Poteva essere la stessa filosofa a consigliare ad Oreste, con le sue disquisizioni indipendentiste, di non far la pace con la Chiesa di Alessandria, di non trovare una conveniente allenza con la stessa? A quel punto, riguardo Ipazia, cosa contava di più? Il suo essere "presunta" pagana o il ruolo di disturbo che ricopriva, suo malgrado forse, nell'antagonismo serrato tra i due poteri? (Nell'immagine "La morte di Ipazia" nel dipinto di C.W. Mitchell)

Ipazia nel mese di marzo 415, venne sorpresa da un gruppo di cristiani (parabolani?) per strada, portata all'interno della Chiesa di Cesario in Alessandria, spogliata e fatta a pezzi, i resti bruciati. L'inchiesta governativa fu archiviata dopo essere transitata negli uffici di Elia Pulcheria, futura santa, il coinvolgimento nel brutale assassinio da parte di Cirillo, futuro santo e padre della Chiesa, non fu mai comprovato, secondo le fonti.
Mi stavo dimenticando di Maggioriano, citato ad inizio articolo; 42 anni dopo l'uccisione di Ipazia, fu imperatore romano d'occidente, tre anni più tardi morì ammazzato per mano di Ricimero. Il suo governo fu teso, fin dall'inizio al ripristino del mondo degli antichi, della legge e del diritto romano a scapito del potere vescovile, del rispetto per la memoria storica, per i monumeti e per le religioni di ogni dove, dei confini di quello che fu tra i più grandi imperi della storia. I suoi contrasti maggiori furono con la pigra classe senatoriale italica alla quale affiancò la più attiva aristocrazia provinciale, con la Chiesa di Papa Leone Magno, con parte del suo entourage, tra cui il fido Ricimero; tutti vedevano in Maggioriano il restauratore di un mondo che andava a morire e che doveva morire, la sua fine, commovente sotto alcuni punti di vista al pari di quella di Ipazia, è quella di una vittima della Storia.


Fonti e Bibliografia
- Ipazia, 16 secoli di bugie - articolo dal sito http://www.giudiziouniversale.it/
- Gli Imperatori Romani (Michael Grant)
- La caduta di Roma e la fine della civiltà (Bryan Ward-Perkins)
- Wikipedia

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