19 aprile 2012

TORQUEMADA, LA LEGGENDA NERA DELL’INQUISIZIONE AI "MARRANI"

Intolleranza religiosa, antisemitismo e avidità portano il frate domenicano ad annientare il giudaismo in Spagna. Storia di fanatismo, delazioni, torture e morte. Ma l’Inquisizione è solo questo? Solo persecuzione o strumento di tutela della società “politica” dominante nella complicità tra Papato e Impero?

UN SADICO TRA FEDE E MORTE
“Quando appariva il carro della morte di Torquemada, le porte delle città si spalancavano, le risorse venivano poste a sua disposizione e i magistrati gli giuravano devozione”. S. Klein, I Personaggi più malvagi della storia, p.123.

La storia della Chiesa, sin dal 1200, ha lasciato all’umanità il sistema dell’Inquisizione, istituzione ecclesiastica per la difesa ad ogni costo dell’Ortodossia cattolica; l’Inquisizione ha lasciato il ramo spagnolo con i suoi metodi e la sua influenza su buona parte della cristianità spargendosi anche sul Portogallo, le Americhe e l’Italia; quella spagnola ha lasciato Tomás de Torquemada, gran persecutore di ebrei e falsi convertiti: “Responsabile dell’imprigionamento, della tortura e della morte di migliaia di spagnoli innocenti. Conosciuto come la Leggenda nera, egli sparse il terrore in tutto il Paese… sviluppando la sua istituzione con zelo implacabile e spietato fanatismo. Vestito dell’austera tonaca di frate domenicano, questo sadico emaciato e dagli occhi infossati riversò il suo odio sugli ebrei e sugli eretici costringendo ben 300.000 persone a lasciare la Spagna e distruggendo per sempre le loro vite”. S. Klein, Cit., p.117.

Il religioso (Valladolid 1420-Ávila 1498), forte del suo ascendente di confessore della futura regina di Spagna Isabella di Castiglia, otterrà nel febbraio 1482 la nomina di Inquisitore generale di Spagna passandone alla storia come “l’incarnazione più spaventosa”. “Lo scopo originario fu quello di eliminare i falsi convertiti fra ebrei e mori – marrani e moriscos – ma presto si trasformò in un potente mezzo di controllo sulla professione del cristianesimo nonché sulla fedeltà alla Chiesa e alla corona. Il grande inquisitore che ne era a capo, assistito da un consiglio di sua nomina e approvato dal re, si servì per ottenere risultati convincenti di due armi: la tortura e la delazione. Il primo grande inquisitore noto per la sua raffinata crudeltà fu Tommaso di Torquemada”. L. Gatto, La grande storia del Medioevo – tra la spada e la fede, p.647.

CONVERTIRSI NON BASTA… BRUCIARE LE OSSA
Intorno alla metà del XIV secolo il Regno di Castiglia è dilaniato da una feroce guerra civile e gli appartenenti alla comunità ebraica vengono presi di mira come capri espiatori e braccati con violenti pogrom (sommosse antisemite) o costretti a convertirsi al cristianesimo divenendo noti col nome di conversos anche se resta la convinzione del mantenimento in segreto della loro fede: “Essi suscitavano sospetto e diffidenza, e non pochi pensavano di avere per vicini più ebrei che cristiani. Nonostante i pregiudizi, molti ebrei ottennero alte cariche nell’amministrazione reale, nella burocrazia civile e perfino nella Chiesa… Essi erano tra le persone più colte della Spagna, e l’importanza raggiunta, il successo e la ricchezza provocavano invidie e risentimenti. Ad esacerbare l’ostilità dell’inquisizione sarebbe stata anche la loro agiatezza”. S. Klein, Cit., p.118.

Ci penserà Torquemada a risolvere la questione. Ossessionato dalla purezza della stirpe prepara Limpieza de Sangre, un apposito documento con le regole contro il sangue ebraico: interdizione dai pubblici uffici o denuncia come eretico.
Da qui alla morte il passo è breve. Nei tre anni successivi alla nomina di questo Hitler del XV secolo vengono istituiti tribunali dell’Inquisizione nelle più importanti città spagnole. La loro attività porta a lamentele di numerosi vescovi e addirittura ad una Bolla papale di indignazione: “Veri e fedeli cristiani, in base alla testimonianza di nemici, rivali, schiavi, sono, senza alcuna legittima giustificazione, gettati in prigioni secolari, torturati e condannati… spogliati dei loro beni e proprietà, e consegnati al braccio secolare per essere giustiziati”.
Ma la forte autonomia di cui gode la corona spagnola consente a Torquemada di proseguire. E si va avanti a pieno regime tanto che in Spagna, come altrove, la gente approfitta dell’Inquisizione per saldare vecchi conti, vendicarsi di vicini e parenti, ed eliminare rivali in affari. Tutti potevano denunciare tutti: “Le denunce ispirate dall’odio erano la regola, più che l’eccezione. Tra il 1480 e il 1490, in Castiglia, in seguito a false testimonianze vennero mandate al rogo più di 1500 persone e, molte di loro non seppero mai chi fossero i loro accusatori. I nomi dei testimoni erano tenuti segreti, e dalle loro dichiarazioni venivano eliminati tutti gli indizi che potessero tradirne l’identità… a volte neanche la morte bastava. Quando si pensava che il penitente non avesse espiato a sufficienza, le sue ossa venivano dissotterrate e bruciate, e la famiglia doveva accollarsi penitenze e debiti”. S. Klein, Cit., pp.124-25.

Da inquisito ad inquisito, di tortura in tortura, di rogo in rogo, si arriva all’esilio definitivo degli ebrei di Spagna deciso a marzo del 1492 da Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, reali della nazione ormai unificata. Torquemada ha coronato il suo sogno e può morire in “pace” dopo aver annientato il giudaismo nel suo Paese.





TORTURA E IPOCRISIA TRA TEORIA E PRATICA
Prima ipocrisia: se il torturato muore sotto tortura è colpa sua. “In considerazione dei sospetti avvalorati dalle prove, egli viene condannato ad essere torturato per il tempo che sarà giudicato necessario, in modo da costringerlo a dire la verità. Se durante la tortura dovesse morire o subire emorragie o mutilazioni, ciò non dovrà essere attribuito all’inquisitore, ma a lui stesso, per non aver detto la verità”. S. Klein, Cit., p.117.
 
Seconda ipocrisia: niente spargimento di sangue. “Gli inquisitori erano autorizzati dal papa a praticare la tortura, preferibilmente senza spargimento di sangue, e tale ipocrisia favorì la nascita di nuovi strumenti, in particolare la ruota, lo schiacciapollici e altri congegni che solo casualmente provocavano la fuoriuscita di sangue. Le tenaglie e simili attrezzi dovevano essere arroventati al calor bianco, così che il metallo incandescente cauterizzasse la carne quando veniva lacerata”. S. Klein, Cit., pp.125.

-         La Toca o tortura dell’acqua: la vittima costretta a bere a forza;
-         il Potro con l’accusato legato a una ruota dentata con corde che potevano essere strette sempre di più;
-         la Garrucha con l’eretico appeso per i polsi a una carrucola che pendeva dal soffitto e pesi legati ai piedi: tirando lentamente la corda per acuire al massimo il dolore, la vittima viene lasciata ricadere di colpo disarticolando in tal modo le membra.


Terza ipocrisia: vietato eseguire sentenze di morte. “quando si trattava di comminare le sentenze di morte, l’ipocrisia clericale si rivela di nuovo. Gli inquisitori non potevano farla eseguire direttamente, per non apparire poco cristiani, ed erano obbligati a consegnare l’eretico alle autorità secolari, che avrebbero fatto il lavoro sporco al posto loro. Per assicurare il massimo numero di spettatori, le esecuzioni avevano luogo nei giorni di festa. Il condannato veniva legato a una catasta di legna secca, collocata più in alto della folla in modo da garantire una buona visuale. Dopo la morte, il corpo era fatto a pezzi, le ossa frantumate e il tutto gettato tra le fiamme di un altro rogo”. S. Klein, Cit., pp.126.

CONTROSTORIA MINIMA DELL’INQUISIZIONE, SOLO PERSECUZIONE O VISIONE COMUNE TRA PAPATO E IMPERO?
Tutto nasce dall’intolleranza che ha un’origine quando “di fatti dagli Ebrei in prima e quindi dai Cristiani si oppose all’antico politeismo il concetto di un dio unico ed universale, sorse una nuova forma di esclusivismo religioso, contraria non meno nella sua base e nei suoi effetti all’antica. Gli dei degli altri popoli furono detti falsi e decaduti… ne conseguì non solamente un inestinguibile spirito di proselitismo, ma ancora il principio, che non potesse salvarsi se non chi adorava il vero dio, cioè il principio di una intolleranza assoluta”. F. Ruffini, La libertà religiosa, p.16.

È quindi con il diffondersi del Cristianesimo nell’Impero romano che si afferma una concezione religiosa fondamentalmente diversa, non solo col tempo istituzione di Stato ma rapporto intimo ed immediato della coscienza individuale con la divinità: “I cristiani avevano ereditato dal Giudaesimo l’idea monoteistica, e cioè l’idea di un Dio unico per tutti gli uomini e innanzi a cui tutti gli uomini sono uguali… Ma poiché l’unico Dio è padre di tutti quanti gli uomini, quel rapporto intimo ed immediato è e deve essere in tutti gli uomini senza distinzione di luoghi e tempi… Se unica è la religione vera, bisogna adoperarsi perché, da una parte, le religioni false siano disperse e sterminate, e, da un’altra parte, perché tutti gli uomini siano condotti alla conoscenza del vero Dio, e ciò al fine di farli partecipi dell’eterna salvezza”. F. Ruffini, Relazioni tra Stato e Chiesa, pp.33-34.

La lotta all’eretico, all’infedele, al giudeo, comunque, non è ascrivibile alla sola dimensione ecclesiastica: “Papato e Impero, i due grandi lottatori dell’agone medioevale, sostarono tratti dall’immane contesa per picchiare concordi sui nemici della fede… L’intolleranza religiosa cristiana si rimette ora in moto con tutto il suo nativo assolutismo, e l’intolleranza civile non solamente le viene dietro pronta ad ogni cenno, ma a volte le passa innanzi e la supera”. F. Ruffini, Cit., pp.40-41.

Quindi bisogna inquadrare l’Inquisizione nei secoli in cui operò: “La religione aveva la stessa importanza vitale che per l’uomo d’oggi l’ideologia politica; o per meglio dire, religione e politica erano allora due facce della stessa medaglia, poiché sia nei paesi protestanti sia in quelli cattolici la struttura sociale si reggeva su basi puramente religiose”. G. Henningsen, L’avvocato delle streghe, p.28.

Ed ecco il Papato che con Lucio III, nel Concilio di Verona del 1184, tira fuori l’Inquisizione, destinata a lottare per mantenere la purezza della fede. Ma nello stesso momento vengono stilati gli accordi con l’Impero, con Federico Barbarossa: “Si conviene che al bando della Chiesa debba accompagnarsi per gli eretici il bando dell’Impero. Vale a dire, l’eretico è messo fuori non soltanto dalle leggi ecclesiastiche, ma da quelle civili, e non ne gode più la protezione; così che la sua persona e le sue cose possono essere impunemente manomesse da chiunque, e nessuno può più avere commercio con lui, non i genitori, non il consorte, non i figli”. F. Ruffini, Cit., p.41.

Poi dal 1478 nasce l’Inquisizione spagnola, a partire dalla Castiglia, che assume una posizione peculiare non essendo sottoposta come in altri paesi alla giurisdizione diretta di Roma: L’Inquisitore generale viene designato dal re e convalidato dal papa.
Da quel momento nasce uno stato nello stato: “Il Santo Uffizio spagnolo aveva il proprio ministero: il Consiglio della Suprema e Generale Inquisizione; o più semplicemente la Suprema. Disponeva di propri tribunali, proprie prigioni e proprie case di penitenza… Disponeva anche di un suo servizio di informazioni, i cui agenti principali, i commissari di distretto, erano in maggioranza parroci… La chiave del potere del Santo Uffizio risiedeva nel voto segreto praticato in tutti i rami della sua attività… Nessuno, neppure il re, aveva il diritto di tentare di conoscere ciò che l’Inquisizione non voleva divulgare… Non era nemmeno costretta a rivelare la permanenza nelle sue carceri segrete di questa o quella persona, e meno ancora se era viva o morta”. G. Henningsen, Cit., pp.29-30.

Se da un lato appare incomprensibile un tale sistema ruotante attorno ad obiettivi religiosi, dall’altro non si deve immaginare un universo anarchico votato alla distruzione dell’umanità. Un contrappeso molto potente alla caccia all’infedele è l’autocontrollo: la Suprema veglia sulla stretta esecuzione delle sue leggi e dei suoi regolamenti con ispezioni molto incisive, accogliendo lamentele su abusi commessi, controllando i tribunali e applicando agli agenti gli stessi metodi utilizzati contro gli eretici. La filosofia di fondo è che: “il Santo Uffizio non intende sterminare gli eretici, ma di trasformarli in buoni cattolici. Solo coloro che ricusavano di cooperare a simile riforma mentale – i protervi, impenitenti negatori, come venivano chiamati nel gergo inquisitoriale – venivano condannati al rogo. Scopo primario del processo era risvegliare nel reo il senso di colpa, che lo avrebbe indotto a rinunciare ai suoi errori”. G. Henningsen, Cit., p.31.

La stessa tortura, col via libera di papa Innocenzo IV nel 1252, è un mezzo per ottenere la confessione che l’Inquisizione usa solo quando si ritiene che l’accusato non dica tutta la verità. Ma risulta che dopo i tormenti il carnefice deve curare la vittima dalle piaghe inflitte: “L’opinione popolare che le sale di tortura siano state teatri di tormenti incredibilmente crudeli e raffinati, di metodi studiati apposta per produrre dolore, e di una perseveranza poco comune nell’impegno di strappare confessioni ai rei, si doveva a malintesi provocati da scrittori sensazionalisti, che si approfittavano della credulità popolare. Il sistema era crudele nella teoria e nella pratica, ma il Santo Uffizio non era responsabile della sua istituzione, e di solito si mostrava assai meno feroce nel praticarlo delle autorità civili. L’Inquisizione si limitava all’uso di pochi metodi riconosciuti”. G. Henningsen, Cit., p.146.

Pur tuttavia ciò che gli uomini hanno compiuto in nome di Dio è paradossale e mostruoso per la società dei nostri tempi. Ma è ancor più tragicamente incredibile registrare, ogni giorno, come la storia non abbia insegnato nulla agli inquisitori di oggi sparsi per il mondo. Hanno solo cambiato riferimento divino e reso planetario lo spargimento di sangue.

10 commenti:

  1. hahahahahahahahahahaha che barzellette

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    1. Uhm, commento interessante da un anonimo. I posteri se ne ricorderanno.
      Grazie di aver letto

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    2. Se fossero "barzellette" non farebbero di certo ridere, Ma barzellette (come le viene in mente?) non sono e non furono. Tutto un mondo grandguignolesco (altro che barzellette) venne sepolto dalla Rivoluzione Francese, che pur nella violenza e con la violenza capovolse il mondo dell'antico regime dando a lei, a me e a tutti la dignità e il diritto di vivere liberi.
      Un saluto, nino scala lombardo.

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    3. Come sempre c'è anonimo e anonimo... :)

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  2. Se esiste un inferno che subiscano all'infinito il dolore provocato alle loro vittime.

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    1. Credo proprio che esista!!! Infatti, a quanto pare, la tortura era un mezzo per confessare "liberamente" i propri peccati e salvarsi dall'inferno. Quindi si può ben sperare che ora Torquemada ne stia sperimentando le pene :)

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  3. viva il Sant'uffizio! per la religione e verità Divina!

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  4. Risposte
    1. Molti ancora oggi pensano di poter interpretare le presunte volontà del loro presunto dio

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